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martedì 7 giugno 2016

Visa...approved!

E dopo qualche tempo vi annuncio che S. ha il Visto approvato!
Lei aveva richiesto un E2 Visa e ha ottenuto un E1 Visa...una grande sorpresa.

Le sue parole fanno trasparire una grande emozione accumulata da mesi anzi, anni!
S. mi scrive di getto subito dopo l'approvazione.
Sono davvero contenta per lei perche per mesi ci siamo scritte e scambiate idee.
A dirvi la verita, non credevo ce la facesse principalmente perche il suo investimento iniziale era zero.
Purtroppo io non conoscevo bene i parametri del visto E1, a questo punto sono felice di pubblicare la storia dell'approvazione.


Rieccomi per raccontarvi il seguito della mia storia. 

Siamo ad aprile 2016 e la procedura ha preso una piega imprevista… 
Ma andiamo per ordine! 

L’11 dicembre 2015 ho inoltrato la richiesta di visto E-2 allegando una marea di documentazione e ho pazientemente aspettato i “minimo 35 giorni lavorativi” che ci vogliono per ottenere una risposta (a cui si aggiungevano le pause natalizie e di inizio anno nuovo). 
Ebbene, i primi di febbraio ricevo un’e-mail in cui mi si dice che la procedura nel frattempo (a gennaio!) è cambiata e che devo rinviare l’e-mail e la documentazione (tra cui anche documenti aggiuntivi) seguendo un preciso metodo e ordine indicato sul sito USCIS. L’ho fatto ma, nonostante le mie rimostranze, l’attesa è ripartita da capo! Altri 35 giorni lavorativi…! 

Finalmente, il 22 marzo 2016, ho ricevuto la tanto attesa e-mail di convocazione presso l’Ambasciata di Roma per il colloquio… Un turbinio di emozioni indescrivibile!!! 
Quella, la fatidica “interview”, sarebbe stata l’ultimo passo verso il visto… sempre che lo avessi ottenuto. Prenoto la data del colloquio alle 15:00 di lunedì 18 aprile. Inutile dire che, più si avvicinava questa data, più l’emozione e l’ansia crescevano… Mi daranno il visto? Me lo negheranno? Mi faranno domande a trabocchetto per cercare di non darmelo? Aiutooo… 

Il 18 aprile prendiamo (S. e marito) l’aereo da Malpensa e atterriamo a Fiumicino. Ci rechiamo direttamente in Via Veneto, dove facciamo appena in tempo a mangiare un boccone a qualche decina di metri dall’Ambasciata, e poi entriamo. Dopo un’attesa al cardiopalma di circa mezzora, durante la quale abbiamo assistito ad almeno tre dinieghi (il che aumentava la mia ansia), tocca a noi. 
Siamo gli ultimi. La funzionaria, tra l’altro, è piuttosto irritata perché un signore prima di noi ha fatto parecchie storie quando lei gli ha negato il visto, adirandosi e protestando… E se conoscete un po’ gli americani, soprattutto quando ricoprono una carica di autorità, sapete che questo “non s’ha da fa’”!!!
Insomma, arriviamo noi e la funzionaria è visibilmente irritata nonché forse anche stanca, dato che era a fine giornata lavorativa. Ci prende le impronte digitali e “liquida” mio marito, dato che la “main applicant” ero io. Rimango sola allo “sportello”: siamo solo io e lei. La funzionaria parte con una serie di domande a raffica a cui però non mi dava nemmeno il tempo di rispondere! Non era ben predisposta. Io cerco di rimanere calma… 
Premetto che io ho fatto richiesta del visto E-2 senza avere investito nulla perché noi possediamo già tutto quello che ci serve per cominciare a lavorare fin da subito, e inoltre avevo letto che, se non si sono già fatti investimenti, bisogna essere in procinto di farli: i nostri investimenti sarebbero partiti una volta messo piede negli USA, acquistando auto, telefoni, ulteriori apparecchiature per lavorare, mobili da ufficio ecc. Niente, la funzionaria continua a dirmi che per ottenere quel visto bisogna già avere investito e/o avere già dei dipendenti o dei collaboratori che lavorano per te negli USA. 

Il visto E-2 mi viene negato. 

Non sto a descrivere come mi sentivo perché non ci riuscirei… Mi stava crollando il mondo addosso. Anni di sogni e speranze, tentativi, informazioni, consulenze… Non può essere. Mentre, estremamente delusa e abbattuta, risistemo i documenti nella mia cartelletta, dico che speravo che il fatto di lavorare a tempo pieno da tre anni e mezzo per una grande organizzazione americana potesse rappresentare un punto a mio favore… 
La funzionaria vuole saperne di più (anche se il tutto era scritto sia nel Business Plan che nella lettera di presentazione… ma li leggono prima di fare il colloquio alla gente? Boh…). Le spiego cosa faccio, da quanto tempo, quanto guadagno… Il tutto sempre rimanendo calma, gentile e rispettosa. La funzionaria comincia a cambiare atteggiamento nei miei confronti. Si fa due calcoli mentali per capire il mio profitto annuo e mi dice che, se le dimostro che tutto quello che le ho detto è vero, potrei qualificarmi per il visto E-1, il Treaty Trader Visa! 
Si riaccende in me un barlume di speranza mentre la guardo con gli occhi sgranati… “Really?”, le dico. “Lascio il Suo caso in stand-by. Torni domani mattina e mi porti tutte le fatture che ha emesso finora a questo cliente e tutti gli estratti conto da quando lavora per questa organizzazione, che mi dimostrino i pagamenti mensili”. 
“Ehm, io ho il volo di ritorno stasera perché abito in Lombardia, e tutto questo si trova nel mio computer…”. 
"Allora torni quanto prima, possibilmente già questa settimana, così mi ricordo del Suo caso”. “Certo, va benissimo, lo farò! Cercherò di tornare entro due-tre giorni. La ringrazio moltissimo per questa opportunità!”. Ancora una volta non riesco a descrivere le emozioni che ho provato in quel momento… La delusione è stata scalzata da una nuova speranza! Se mi ha detto così, non mi farà tornare a Roma con tutti documenti che mi ha richiesto per poi negarmi anche questo visto, che lei stessa ha suggerito, no??? Riprendiamo l’aereo di ritorno. 
Il giorno dopo passo tutto il pomeriggio a stampare, stampare, stampare… Qualche centinaio di fogli, fiumi di inchiostro. Poiché la presenza di mio marito non era necessaria per il secondo colloquio in quanto le impronte ormai gliele avevano prese, e poiché la funzionaria mi ha chiesto di presentarmi al mattino, prenoto un treno Milano-Roma per l’indomani ancora, mercoledì, con l’intenzione di pernottare a Roma ed essere in Ambasciata giovedì mattina alle nove, ossia all’apertura. Così ho fatto. 
Giovedì mattina, 21 aprile, ossia tre giorni dopo il primo colloquio, sono di nuovo a Roma, di fronte alla funzionaria, che mi riconosce subito e appare rilassata e sorridente… Forse perché sono la prima e nessuno l’ha fatta stressare prima di me? Non so, però mi sembra ben predisposta. Anzi, a dire il vero dietro quel vetro erano in due: lei e un altro funzionario. 
Il mio era un caso particolare… 
Ho mostrato loro tutto quello che lei mi aveva richiesto tre giorni prima e le dico di aver portato anche ulteriori documenti, qualora potessero servire. No, vuole solo vedere fatture, estratti conto e la visura camerale dimostrante che io ho veramente una società in Italia. Il suo collega mi fa altre domande, vuole sapere cosa faccio per questo mio cliente americano, vuole capire se più del 50% del mio lavoro e delle mie entrate sono correlati a questo cliente (requisito per ottenere un visto E-1) e gli confermo che è così. 
 A un certo punto, i due chiudono il microfono e cominciano a parlottare tra loro. Io dentro di me prego. Riaprono il microfono e la funzionaria comincia a scrivere sul suo computer. Non so cosa stia scrivendo ma la prima volta non l’ha fatto, quindi la prendo per una cosa positiva. Mentre ancora sta digitando sulla sua tastiera… la sento dire: “Your visa is approved”. Per l’ennesima volta non trovo parole per descrivere le mie sensazioni… Sorrido, ringrazio, dico che lo apprezzo molto… E ancora ringrazio per avermi concesso una seconda chance. Il tutto cercando di mantenere un contegno, mentre dentro di me avrei urlato di gioia!!! 

Questo è successo solo due giorni fa, il 21 aprile 2016, e sono ancora incredula… Mi sembra di sognare… Tra qualche giorno arriveranno i passaporti col visto e forse solo allora, avendoli tra le mani, realizzerò pienamente che sì, il mio sogno americano si è finalmente avverato! Posso prenotare il biglietto aereo! Sì, ma stavolta di sola andata!!! 
Non vedo l’ora di trasferirmi sulla costa atlantica della Florida centrale e di cominciare una nuova vita. Ne ho un gran bisogno, oltre che una gran voglia! 
In bocca al lupo a chiunque stia leggendo questa mia storia, se anche voi state valutando di trasferirvi negli States!
Una sola cosa vi dico: NEVER GIVE UP ON YOUR DREAM!!!

Grazie a tutti per aver letto la storia di S., ci sentiamo presto e ricordo a chi mi vuole scrivere..e anche a chi mi vuole venire a trovare... alicecielonascosto@gmail.com

Alice

venerdì 25 marzo 2016

La voce di S.



Ciao a tutti!

Volevo condividere con voi una parte di storia di S., una tenace ragazza che ha il sogno nel cassetto: trasferirsi in Florida.
Questo articolo da lei scritto risale "ormai" all'anno scorso, ovvero a Novembre 2015.
Al momento la storia di S. ha uno sviluppo, ovvero qualche mese fa ha compilato e inviato la documentazione necessaria per richiedere un Visa E2. Good luck!
Sembra pero che i tempi si siano davvero allungati rispetto a 2 anni fa, tra il 2013 e il 2014, quando noi abbiamo avviato la ns richiesta. Qui trovate il nostro percorso e preparazione.

Sto preparando, o finendo di scrivere alcune considerazioni sulla nostra esperienza con l'avvocato dell'immigrazione...stay tuned.

Ecco qui cosa scrive S, con la speranza di avere un sequel oltre oceano!

Premetto che, mentre scrivo questa mia testimonianza, sto ancora lavorando al mio visto per potermi trasferire negli USA, un Paese che amo da sempre e dove mi sento “a casa”, nonostante non sia perfetto e abbia le sue contraddizioni… Ma d’altra parte, al cuor non si comanda! :-)

Dopo aver passato anni e anni (più di tredici) a cercare di trovare un modo legale per emigrare e a partecipare ogni anno alla DV Lottery, all’inizio di quest’anno (2015) ho consultato diversi immigration attorney della Florida, stato in cui vorrei andare a vivere, e uno di loro mi ha detto che avrei avuto delle buone possibilità di ottenere il visto L-1A, con il quale avrei potuto aprire una sede negli USA della mia ditta italiana. 
Non mi è sembrato vero! 
L’ho ingaggiato, gli ho corrisposto un anticipo pari a quasi la metà del suo compenso di $ 5.000 e ho cominciato a preparare la documentazione che lui mi ha richiesto. Dopo un paio di mesi lui mi dice che devo aprire una società negli USA e che per questo devo avvalermi di un business attorney, che dovrò pagare a parte, cosa che inizialmente non mi aveva detto. Mi mette in contatto con un business attorney che lavora presso il suo stesso studio di avvocati e mi viene consigliato di aprire una corporation anziché una LLC. La tariffa del business attorney è di $ 1.500! 
Accusato il colpaccio, pago e continuo a fornire documentazione. Passano le settimane e il mio immigration attorney non si fa sentire. Sollecito più volte un aggiornamento in merito alla pratica e lui temporeggia. Fino a quando non si fa proprio più sentire e… vengo a scoprire che nel frattempo ha smesso di lavorare per quello studio ed è come “scomparso”! Durante quel suo silenzio, peraltro, avevo cominciato a dubitare che quel visto facesse davvero al caso mio, anzi nostro, dato che sono in società con mio marito, e avevo domandato a una decina di altri avvocati che cosa ne pensassero. Tutti loro mi hanno detto che, per come è strutturata la nostra società italiana, non avremmo mai ottenuto il visto L-1A! 
Vi lascio solo immaginare il mio stato d’animo… Tanti soldi e tanto tempo sprecati (nel frattempo erano trascorsi più di sei mesi da quando avevo ingaggiato quell’avvocato), per non parlare del fatto che non avevo più davanti a me la prospettiva di potermi trasferire nella mia amata America. L’unica nota positiva è che, dopo aver contattato lo studio per cui il mio ormai ex immigration attorney lavorava e aver spiegato la situazione ai titolari, loro hanno accettato di rimborsarmi l’anticipo che io gli avevo corrisposto! Purtroppo però non si poteva fare niente riguardo al compenso del business attorney, dato che lui il suo lavoro l’aveva svolto (peccato che, mesi dopo, sono venuta a sapere che avrei fatto meglio ad aprire una LLC anziché una corporation…).

Sconforto totale. Il mio sogno sembrava svanito… Fino a quando, un paio di mesi dopo, conosco una connazionale emigrata a Orlando, Florida, un paio di anni fa e mi faccio raccontare da lei il suo percorso. Mi spiega di aver conosciuto un immigration consultant (non un avvocato, dunque, ma un consulente) che l’ha aiutata a ottenere un cambio di status da B-2 a E-2. Questa coraggiosissima italiana, infatti, aveva fatto un salto nel buio trasferendosi in Florida con marito e figlioletta con in mano un semplice B-2 (visto turistico valido sei mesi) e con l’idea di trovare poi un modo per rimanere in America. E l’ha trovato tramite questo immigration consultant che, avendo lei deciso di rilevare una piccola trattoria senza neanche spendere chissà quale cifra, le ha fatto fare il cambio di status e ottenere il visto E-2. Riprendo a sperare, contatto anche io l’immigration consultant, gli spiego di cosa ci occupiamo in Italia e lui mi dice che anche per noi non ci dovrebbero essere problemi. Oltretutto la sua tariffa è anche inferiore a quella di un immigration attorney ed è molto preparato, oltre al fatto di poter contare su dieci anni di esperienza e vantare più di 600 clienti soddisfatti.

Questo consulente cerca di convincermi a fare anch’io quello che hanno fatto gli altri, ossia trasferirmi negli USA col visto B-1 o B-2 e richiedere il cambio di status. Io però, per come sono fatta, preferisco tenere quello come piano di riserva (o meglio, come ultima spiaggia) e provare a richiedere il visto E-2 dall’Italia. Se fossi stata single ci avrei forse provato, ma avendo anche marito, gatto e un’attività già avviata qui in Italia, preferirei lasciare tutto e partire già con il visto E-2 in mano. Anche così, però, il mio consulente mi consiglia vivamente di richiedere comunque il visto B, per la precisione il B-1 (visto business per sei mesi), e così facciamo. Prepariamo tutta la documentazione necessaria, andiamo al Consolato USA a Milano e, nonostante la mia grande ansia nel timore che ce lo neghino, ce lo concedono senza batter ciglio. Oltretutto la validità di questo visto è di dieci anni, nel senso che può essere usato per massimo sei mesi alla volta, anche se non consecutivi, per dieci anni. Diciamo che in questo momento è già un grande sollievo il fatto di non dover più usare l’ESTA per andare negli USA ma di aver questo bel visto B-1 sul passaporto! :-)

Ebbene, come vi dicevo, in questo momento sto ancora lavorando al mio sogno: per la precisione, sto per compilare il modulo di richiesta E-2 con la speranza di essere poi convocata in Ambasciata a Roma e di ricevere questo tanto agognato visto. Speriamo bene! :-)

lunedì 23 novembre 2015

Giochiamo con gli schemi!

Ho trovato questo ottimo schema che riassume i Visa statunitensi.
Vedo che l'autrice è Anna Vital.
Facendo una semplice ricerca su google, ho trovato il suo sito, ed è fantastico!

Ecco come lei riassume i Visti di imprenditori che sono possibili negli Stati Uniti.
Molto carino.
Alice


sabato 21 novembre 2015

Un articolo interessante sull'E2 Visa

Ciao a tutti.
Nonostante abbiamo già i piedi fissi per terra, io ho il vizio di cercare aggiornamenti o notizie.

Io vorrei ringraziare tutte quelle persone che mi hanno contattato, che mi hanno raccontato la loro storia e che si sono aperti perchè per me ogni esperienza è insegnamento.

Inoltre sono fermamente convinta che ogni esperienza è aiuto per chi in futuro ha bisogno di capire come muoversi nel mondo dei Visa Statunitensi.

Il visto E2 è stato per noi il modo per venire a vivere e lavorare negli Stati Uniti (vedi qui).
Come ho detto spesse volte, non è possibile venire a vivere qui o cercare lavoro senza un visto.


Qui vorrei indicarvi un chiaro link che aiuta ancora meglio, con parole diverse e certamente più formali delle mie, a cosa vuol dire avere un visto E2.

http://www.beesness.it/2014/02/24/impresa-negli-usa-visto-e2-visa-green-card/

Inoltre grazie a Facebook e al Gruppo Italiani a San Francisco, ho virtualmente "conosciuto" Marco Ambron, che lavora come immigration attorney a San Francisco. Vi menziono il suo sito, molto interessante. http://www.ambronlaw.com/
Lui parla italiano, cioè è italiano. Parlare inglese non è scontato neanche al giorno d'oggi e ci sono molte persone che per varie ragioni non si sono mai concentrate nell'imparare un'altra lingua.(d'altra parte credete che gli inglesi/americani conoscono altre lingue?)
Questo però non deve rappresentare una barriera.


Grazie mille a tutti coloro che mi leggono e a chi mi contatta.
In bocca al lupo.

Alice

giovedì 16 aprile 2015

E dopo mesi...

E dopo mesi eccomi qui, ancora, a pubblicare qualcosina di veloce per il mio caro affezionato blog.

Il Mio Cielo Nascosto ormai svelato mi assorbe tantissimo tempo e vi devo confidare che mi sto proprio godendo la vita americana.

Con pro e contro.
Un pro? Ho preso la patente, vi ricordate che feci quella internazionale?
Un contro, magno come se non ci fosse domani!

Sto mettendo insieme tante idee per concludere discorsi e argomenti che avevo iniziato a trattare, ma travolta dalla vita qui, ho lasciato in un angolo.
Tipo le figure professionali utili per il trasferimento e  com'era andata l'intervista consolare di Febbraio 2014, e altre nozioni che ci sono servite per venir qui!
Questo breve post è anche per dirvi che vorrei cercare, anche quest'anno di farvi raccontare esperienze reali.

Quindi vorrei ringraziare tutti coloro che mi leggono, che mi scrivono in pvt e che mi aiuteranno in questo.
Scrivetemi ancora in molti, io ci sono, carica e volenterosa.

A presto!
Alice

Fridays at Sebastiani Winery

lunedì 8 dicembre 2014

Pensieri americani di Dicembre 2014

Ho imparato che qui le cose si dicono con un sacco di entusiasmo.
E che comunque vada devo farmi vedere frizzante.
Mi riesce bene, e mi piace il mood: "sprizzo gioia da tutti i pori", perchè mi aiuta a essere sempre positiva.
Anche quando magari mi son svegliata con la luna storta.

Ho imparato che qui non si dice No.
E che se dico "No grazie" posso sembrare maleducata.
Eravamo and una festa e una ragazza, col modo frizzante descritto prima, mi chiede se voglio farmi leggere la mano dalla sua talentuosissima amica chiromante e scoprire tutte le belle cose che mi succederanno in futuro.
Io rispondo "Grazie, ma no" pensando che ringraziare fosse sufficientemente gentile come risposta alla sua domanda.
In realtà ho commesso un errore perchè qui nessuno mai risponde no grazie come per esempio son sempre stata abituata iuo. Qui si risponde "Wow grazie, che bello, magari più tardi passo a fare un giro dalla tua amica chiromante".
Io lo trovo stupido, perchè mi par di dare una possibilità e poi "tirar pacco" all'amica.
Mi ci dovrò abituare?
No, non penso ce la farò.

Ho imparato che qui si da la mancia a tutti, e che anche il panettiere ha il vaso con le tips perchè se sei stato contento del suo servizio ovvero di come ti da il pane è cosa buona manciare.
I dipendenti vengono pagati poco perchè la gran parte del loro stipendio vien guadagnato meritocraticamente. E questo mi piace, meglio lavorano, più denaro si portanon a casa.
Invece di contro mi devo ancora abituare ai prezzi senza tasse ne mance, che corrispondono a una maggiorazione di almeno il 25% dei prezzi. (quasi 9% di tasse e tra il 18-20% di mance)

Ho imparato che l'acqua te la portano sempre appena ti siedi ovunque, sia al bar a bere un cocktail che al ristorante. E ho imparato appena mi siedo a dire che non mi serve.
La contea dove viviamo sta facendo un sacco di sforzi per preservare l'acqua (e non solo - vedi prossimo punto) perchè è un bene prezioso e che non abbonda soprattutto d'estate.
Quindi io do una mano....
Sinceramente aggiungo che qui l'acqua fa schifo e se la bevono loro!

Ho imparato che la mia contea vuole così bene al pianeta che vuole limitare lo spreco di buste di plastica, e utilizzare le buste di carta o le borse riutilizzabili.
Quindi ovunque vai dal 1 Settembre 2014 ti fanno pagaro 10 centesimi a borsetta.
Come in italia, penserete voi.
Non è così, perchè qui se vai a comprarti un vestito da $300 o il latte da $3 è uguale, ti devono far pagare la borsetta, e il conteggio dev'esere chiaro nello scontrino.
E no, il negoziante non può omaggiarti della borsetta perchè deve tenere un registro di cosa succede, se ti vende la borsa o se tu te la porti da casa. 
Ho subito pensato che se fossimo in Italia la Comieco o la Gps (ditta vicino a dove vivevamo) si sarebbero ribellate! (se vi interessa ecco qui il link)


Ho imparato che qui esiste la catena di supermercati più belli al mondo. Si chiama Whole foods (è in tutti gli States eh) e è un po come i nostri supermercati bio, quelli tutti bio intendo, che avevano iniziato a diffondersi un paio di anni fa in Italia. Ma è grande 5 volte tanto e ha tutti prodotti bio, che qui si dice Organic, anche cose impensabili. Penso che l'Whole foods meriti un bel post a sè, ma che vi parlo de un supermercato?
Venitemi a trovare e vi ci faccio innamorare.
Poi vi porto al Walmart che per me rappresenta un po' l'America verace. Tranquilli vi innamorereta anche là, delle corsie di junk food più incredibili.

Ho imparato mille altre cose ma per il momento immaginatemi andare a comprare un vestito e oltre allo sforzo di pagare na caterba di soldi mi sento chiedere i 10 centesimi e invece di dire No grazie dico, Grazie c'ho la mia borsetta di Whole foods che puzza da zuppa Jambalaya e Chicken noodle soup!
Ahahahah.

Il mini tacchino del Thanksgiving. Forse era un pollo?











domenica 23 novembre 2014

Il Visto B1 per gli Stati Uniti - B1 Visa

Ciao a tutti,

vivere all'estero significa avere la fantastica opportunità di conosce le storie e le speranze di connazionali.
Mi piace conoscere la storia di italiani che son qui, perchè ho imparato che ogni storia è una diversa avventura.
Noi per esempio siamo qui temporanei con un Visto E2, come ben sapete, i nostri amici di cui ho parlato nello scorso post invece sono qui stabili, perchè hanno vinto la Green Card, mentre poco tempo fa abbiamo conosciuto un'altra bella coppia, che vive qui temporaneamente con il Visto B1.
Io non ne avevo mai sentito parlare, non me ne ero mai informata.
E così ho chiesto loro un aiuto, un racconto scritto su quello che è e come si sviluppano le fasi dell'ottenimento del Visto B1.
Buon fine settimana a tutti voi.

Credits
 
Prima del E2 il B1 - il visto per studiare il mercato

Il visto B1, perspective investor visa, consente di recarsi negli Stati Uniti per 6 mesi a scopo imprenditoriale. In status B1 si ha infatti modo di analizzare le zone di interesse, studiare il mercato e visitare le proprietà che rispondono ai vostri requisiti.

Cosa non si può fare in status B1

Il visto B1 viene rilasciato a potenziali imprenditori, quindi il vostro unico scopo in questi 6 mesi deve essere quello di mettere le basi per il vostro business.

Principalmente in status B1 non potete cercare lavoro, quindi lavorare come dipendenti, e non avete diritto a documenti americani, incluso il SSN (Social Security Number), il loro codice fiscale.

Quest'ultimo aspetto non è da sottovalutare, infatti vivere in USA senza SSN significa non avere una credit history; ciò implica che agli occhi di chiunque, affittuari in primis, siate soggetti finanziariamente rischiosi. Non potrete, ad es., affittare una casa (a meno che non conosciate un privato che si fidi di voi), nemmeno pagando gli affitti in anticipo inclusa la caparra (deposit). Per i vostri 6 mesi in status B1 dovrete mettere in conto una spesa un po' più alta del classico affitto residenziale, poiché dovrete alloggiare usando siti come airbnb, subaffitti o alberghi per lunghe permanenze (tipo Extended Stay America). Mettete in conto dunque di viaggiare leggeri, non potrete portarvi subito tutto tutto... Un po' meno grave è l'impossibilità a sottoscrivere un contratto telefonico standard. Anche qui potrete ovviare utilizzando il vostro smartphone italiano ed aquistando una SIM prepagata americana, ma è una richiesta insolita per gli americani. Qui infatti tutti acquistano il telefono tramite contratto col carrier (gestore telefonico) e pagano la bill (bolletta) ogni mese. Vi consiglio di rivolgervi ad ATT o TMobile, gli altri grossi carrier non vendono SIM prepagate e quelle di gestori locali o minori che trovate da BestBuy ecc hanno gli stessi costi ma una copertura inferiore.

Perché è utile il B1 visa

Innanzitutto a differenza dell'ESTA (visto turistico di 3 mesi), con il visto B1 potete rimanere negli States per un periodo più lungo (6mesi) ed estendibile (altri 6mesi). Poi, con questo visto entrate negli USA nel modo più corretto (e gli americani apprezzano molto la chiarezza), ovvero dichiarando sin dall'inizio qual è il vostro intento (aprire un business) e pertanto essendo autorizzati a stipulare contratti per le prime fasi del vostro progetto.

Credits

Un altro vantaggio interessante si ha al momento della richiesta di visto E2.

Se siete venuti in USA con questo visto, avete la possibilità di fare una richiesta di Change of Status da B1 a E2 direttamente all'USCIS anziché richiedere l'emissione del nuovo visto E2 in ambasciata a Roma (unico ente in Italia responsabile dell'emissione di visti E2). Non dovrete quindi rientrare in Italia a sostenere l'intervista e, soprattutto, non avrete a che fare con la rigiditá ed i tempi tecnici dell'ambasciata romana. Un bel risparmio di tempo e denaro, che se siete qui per aprire un'attività vi accorgerete non ce ne sono mai abbastanza!

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Come ottenere il B1 visa

L'application per questo tipo di visto è abbastanza semplice e si fa nel consolato di riferimento: Milano per il NordOvest, Firenze per il NordEst, Roma per il Centro e Napoli per il Sud.

Se siete meticolosi e precisi, potete risparmiare i soldi dell'immigration lawyer per quando farete il change of status e costruire il plico per la richiesta da voi.

Per l'iter da seguire con i documenti da allegare vi rimando alla dettagliatissima pagina ufficiale
http://travel.state.gov/content/visas/english/visit/visitor.html#15
Va sottolineato però che buona parte delle richieste vengono respinte. Come assicurarsi allora di ottenerlo? È fondamentale dimostrare:

- di avere fondi a sufficienza per mantenersi durante questi 6mesi. Portate una carta del commercialista o del direttore della vostra banca, qualcuno di "ufficiale" che attesti il vostro benessere, garantendo fondi sufficienti per la vostra permanenza. Al consolato preme molto che una volta in USA voi non pesiate economicamente su nessuno se non voi stessi.

- di avere dei legami forti con l'Italia. Il modo più semplice è presentare il vostro contratto di lavoro (qualunque sia: dipendente, società,..). Se sfortunatamente siete disoccupati dovrete ingegnarvi altrimenti: legami familiari (coniuge o figli minori in Italia), studio (siete iscritti a qualche corso), finanze (mutuo, proprietà da gestire), ecc; in questo caso però siate pronti a rispondere in modo convincente a molte domande che rassicurino il consolato sul vostro desiderio di ingresso negli States in modo temporaneo e sulla vostra volontà di rientrare a casa. [so che la logica vorrebbe un "non so se tornerò, dipende da come va", ma in questa fase dovete convincerli che non è vostra intenzione immigrare in USA, va così]

- di voler attuare un progetto valido per il quale avete comprovate capacità. Dovrete sostanzialmente illustrare la vostra idea (ad es. un'azienda vinicola) nel modo più concreto possibile ed elencare tutte le conoscenze, qualifiche, esperienze e titoli che vi rendono capaci per la realizzazione e gestione del business (ad es. attestato AIS, precedenti esperienze lavorative in vigna, laurea in economia gestionale, ecc). Non fatevi troppe speranze dunque se siete un ingegnere edile che vuol cambiar vita ed aprire un chiosco vista oceano.

In generale il visto B1 è da considerare un periodo di prova tra voi e gli USA. Questi mesi infatti danno da una parte modo agli States di conoscervi, dall'altra danno a voi la possibilità di vivere qui per un periodo abbastanza lungo da capire se effettivamente è il posto giusto per realizzare il vostro progetto e, non meno importante, se riuscite a vedervi a vivere qui con tutto quel che ne consegue.
 

lunedì 17 novembre 2014

La dolcezza ha vinto - cosa mi scrivono.

E' arrivato l'autunno qui.
Tutto di un colore tra il giallo e il rosso, ve lo ricordate questo post di Novembre dell'anno scorso? E questo, che è il seguito?
Questo è il nostro primo completo autunno qui e sarà anche il nostro primo inverno...

Vi ricordate lo scorso post?
I miei amici hanno letto il post.
Ecco alcune parole che mi hanno lasciato in una email.

Anche noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere una coppia dolcissima.
Lei sognatrice con i piedi per terra: combinazione rara, ma quando succede scoccano scintille!
Lui esploratore, artista, e energia da vendere: altra combinazione straordinaria!
Conoscervi è stato un altro bel regalo della Vita, che continua a farci regali bellissimi!
 

In Italia, un po’ più di 15 anni fa’ ormai, abbiamo giocato alla Lotteria, e siamo stati fortunati.  Vincere la Green Card non è una cosa che succede tutti i giorni, e la tentazione era troppo forte per rinunciare. Così abbiamo deciso di tentare, e la nostra avventura è cominciata. Oggi possiamo dire che è un’avventura che ci piace tantissimo!
Siamo molto grati all’America, terra bellissima e generosa, che fa diventare suoi cittadini chi accoglie. E siamo molto grati all’Italia, terra meravigliosa, dove l’arte ed il cuore vibrano in molti luoghi.
La nostra esperienza ci ha fatto apprezzare sempre più le “radici” dell’Italia: la famiglia, le tradizioni, la storia, la cultura, il cibo, la musica e sopratutto la profondità nei rapporti umani che riesce così naturale tra gli italiani. Ma allo stesso tempo abbiamo imparato ad amare le “ali” dell’America: terra in cui la storia antica non è nei monumenti, ma nella natura, nelle foreste millenarie di sequoie. Terra di grandi opportunità, dove chi ha buona energia e voglia di provare ce la può fare.


Grazie a tutti e Buona nuova settimana,
per la questa settimana ho un'altra "ospitata" e infatti vi parleranno del visto B1.
Grazie a tutti coloro che mi scrivono in privato e che....mi vengono a trovare
Alice


martedì 4 novembre 2014

L importanza di avere un avvocato - immigration attorney

Come anticipato dal precedente post, oggi vorrei riprendere in mano un aspetto sul quale in molti si scontrano prima della richiesta del visto. 
(avviso, leggete le ultime 4 righe di questo post prima di iniziare)
Trovo infatti che la figura del' AVVOCATO sia cruciale e sia anche un aspetto su cui soffermarsi per meglio spiegarvi la nostra esperienza.


L'importanza di avere un avvocato 
per la domanda di Visto.

Io e Mr. P abbiamo scelto la strada dell'assumere un avvocato che ci seguisse nelle pratiche.
Il motivo principale è la NON CONOSCENZA. 
Già, non sapevamo come muoverci e nemmeno come fare ad affrontare la domanda, non tanto per l'application in sè, ma per tutti quegli aspetti di contorno.

Inoltre io vedo anche questi aspetti determinanti.
- TEMPO: per noi dall'Italia sarebbe stato molto difficile arrangiarci in tutto poichè non avevamo realmente il tempo nè per documentarci, nè per fare un business plan, dato che lavoravamo a tempo pieno poi...
- INCAPACITA': eravamo totalmente spaesati dalle mille nozioni trovate in internet - tutte utili ma nessuna troppo chiara, noi avevamo bisogno di certezze o comunque psicologicamente ci rasserenava essere seguiti da un immigration attorney perchè sapeva benissimo come muoversi e come "farci muovere". Inoltre il lungo processo di cambio vita era durato anni e noi non volevamo perdere ancora tempo

Alla domanda  
E' davvero necessario aver avuto un avvocato nel vostro caso?
Io rispondo Sì, per tutti i motivi elencati sopra.
Mr. P risponderebbe No. Ovvero, con il senno del poi, lui pensa sarebbe stato possibile "farcela da soli", però, ancora una volta, per tutti i motivi elencati sopra, pure lui rimane fermo nell'idea che abbiamo fatto la scelta giusta.
E alla domanda più generale:   
E' davvero necessario avere un avvocato per richiedere un visto?
Dipende.
Sempre con il senno del poi, ci sono delle semplici regole da seguire che se conosciute, beh effettivamente ci si può arrangiare.
Mi piacerebbe che qualcuno con un visto E2 mi scrivesse un giorno per parlarmi delle sua esperienza.
Chissà - sembra che questa settimana avrò visite e vediamo se riuscirò a parlarvi di altre esperienze.


Erika Stefani ph


Come essere seguiti - Consigli e la nostra esperienza.

- tutti coloro che mi contattano in merito alla reale necessità di avere un avvocato, io rispondo che SI UNA PRIMA CONSULTAZIONE SUL PROPRIO CASO LA STRACONSIGLIO VIVAMENTE.
Cioè nella decisione di un cambio vita cosi radicale, trovo che un consulto con un avvocato che consigli come fare o come muoversi siano i soldi meglio spesi.
Ricordate che in America il tempo e la professionalità sono denaro. 
Quindi SI PAGA PER QUALSIASI COSA: non vi aspettate la telefonata amichevole della serie "Senti avrei sta idea in mente tu che mi consigli.." - no non va così.
Il consulto telefonico è un vero appuntamento, il cui costo varia a seconda dei professionisti. Solitamente è una tariffa di base oraria, che per l'avvocato varia dai $ 150 (molto onesta) ai $ 250 dollari all'ora (che a ns esperienza è una tariffa più comune).
Visto che le cifre ci spaventavano, quello che abbiamo fatto è chiedere un PREVENTIVO DI SPESA, in modo da capire se fattibile o no. Il preventivo di spesa non era una cifra sicura, infatti  aveva una oscillazione di $ 1.500 dollari perchè tutto varia dal tempo impiegato - viste le ore impiegate e visto le mille telefonate fatte, penso che siamo stati seguiti da una persona onesta.
A quanto mi risulta dai pochi confronti che ho fatto, grazie al blog e alle persone che scrivono, di avvocati ce ne sono tanti, alcuni più e alcuni meno cari.

Io ringrazierò sempre per aver trovato Edward, perché ci ha ispirato fiducia sin dalla prima telefonata e la cosa che più ci rassicurava era il fatto che aveva seguito un nostro amico a prendere i visti per il suo business in California, insomma, un avvocato di successo.
A chi non sarebbe piaciuto avere una conoscenza diretta che ti dice: Tra tutti i ciarlatani che incontrai, lui fu l'unico che realmente mi aiutò.

- successivamente alla consultazione, che può essere fatta semplicemente con una telefonata o un incontro vero e proprio, si capisce che strada seguire.
Il ns avvocato è stato chiaro sin dall'inizio, bisognava seguire un iter preciso e così abbiamo fatto. Vi ricordate il post dove scrissi dell'iter QUI e QUI

- in termini di tempo, noi abbiamo effettuato il primo consulto a Maggio 2013, dopo circa un anno che è servito a noi a capire dove dirigere l'attenzione. Se non vi ricordate, ecco QUI 
Ad Agosto 2013, dopo vari consulti telefonici siamo andati in California e l'abbiamo incontrato, portando con noi i documenti di cui aveva bisogno. Dopo aver iniziato la trattativa della proprietà, abbiamo iniziato a costruire il nostro business plan. Edward ci chiedeva documenti, cv, e altre informazioni e noi mano a mano gli passavamo il necessario.
A Ottobre 2013 la nostra offerta finale era stata accettata, e così abbiamo aggiunto al bp tutti quei documenti che riguardavano il business.
Ricordatevi che prossimamente screverò l'atricolo sull'importanza di avere un commercialista.
Non ve lo perdete perchè è un aspetto fondamentale.
Continuando con la tempistica, a Dicembre 2013, eravamo finalmente pronti con il fascicolone così abbiamo inoltrato elettronicamente la domanda per inviare la documentazione per richiedere il visto.
Ovvero, vorrei essere più chiara.
Prima si chiede si compilano -on line- pagine di moduli per chiedere di poter inviare una richiesta di visto.
Si attende l'approvazione dal Consolato.
Poi si invia il tutto.
Ricapitolando, vicino a Natale 2013 abbiamo inviato i moduli.
A Gennaio 2014 è arrivata la conferma che era possibile inoltrare il nostro business plan sul ns business.
A Febbraio 2014 è arrivata la email dove ci confermavano la possibilità di effettuare l'intervista consolare per l'approvazione o la negazione del visto.
Per rinfrescarvi la memoria, ecco QUI l'articolo sulla Interview.

Ok, ne è uscito un articolo lunghissimo. 
Non lo leggetemi che vi ci annoiate. Scrivetemi per maggiori chiarimenti, lo so son stata infinita.
I'm sorry.
Alice       


sabato 18 ottobre 2014

Richiesta del Visto E2: le figure professionali più importanti

Ciao a tutti ragazzi,
la nostra avventura continua sempre molto intensamente.

Volevo ringraziare tutti coloro che mi scrivono in privato con un Enorme in bocca al lupo. e dedicarlo anche a tutte quelle persone che cercano di trasferirsi, che magari leggono questo blog ma non mi scrivono.
Chiedo anche perdono a chi ho un po' trascurato, purtroppo Settembre e Ottobre sono mesi molto intensi per l'An Inn 2 Remember e anche per la nostra vita privata perchè seguiamo gli amici e i parenti che ci stanno facendo visita.

Vorrei iniziare, anche con l'aiuto di... udite udite.. Mr. P a parlare delle figure professionali che ci hanno aiutato nel nostro processo di trasferimento.
Di certo parleremo di:
- immigration attorney, il nostro avvocato Edward e infatti nel prossimo post parlerò proprio di lui e del suo lavoro; del perchè ci ha spinto a assumere un avvocato e a che risultati siamo arrivati.
- accountant, la figura del commercialista è davvero essenziale in ambedue i casi di apertura di un business e acquisizione di un business già esistente.
- real estate agent, la nostra cotonatissima agente immobiliare è stata cruciale visto che dovevamo acquistare un immobile e visto che non s
apevamo assolutamente nulla di compravendite in America. Lei ha davvero giocato dalla nostra parte e anche lei è stata una figura essenziale.

Bene,
vi allego un po di fotine dei nostri dintorni, stay tuned e a prestissimo.

Alice.


An Inn 2 Remember


Credits: Erika Stefani

Credits: Erika Stefani

San Francisco

Alamo Square


lunedì 8 settembre 2014

La Bandiera!

Ciao a tutti!

Vi scrivo dal pc, che strano riprendere il blog dal pc, ultimamente ho spesso usato il telefonino e il pad! Una delle prime cose che mi son messa a fare oggi è attualizzare il blog con la vita che sto vivendo ora.
Infatti vorrei indicarvi di "seguire" le nostre avventure californiane su
IG #aninn2remember o su FB An Inn 2 Remember

Una delle prime cose che ho imparato, e diciamo pure mi hanno insegnato, è stato il patriottismo.
Sì perchè fuori a tutti gli edifici pubblici c'è la bandiera americana che viene esposta con fierezza.
Ce l'avevamo anche noi, ma "non la sapevamo usare".
C'è un immenso rispetto verso lo Stato, una fierezza di appartenenza alla comunità americana che è sorprendente.
Sorprendente per me che penso ogni giorno a quanto soffro per l'Italia che pare fallita e chissà quando riuscirà a risalire.
Rovinati da pochi incapaci, ne soffrono molti ingiustamente.

Ok. No, non voglio parlare di questo, #sappiatecomelapenso
e SAPPIATE CHE QUI AMANO TUTTI L'ITALIA.


Torniamo alla bandiera degli Stati Uniti d'America che deve sottostare a determinate regole spiegate nel Flag Code.

Sì, un vero e proprio codice su come dev'essere la bandiera, su come va piegata, issata, ecc.
Questo, a grandi linee è ciò che ho imparato.

- la bandiera deve avere le stelle "attaccate al palo" e le "strisce che svolazzano"
- la bandiera deve essere issata di giorno ma appena cala il sole va portata dentro, a meno che non venga illuminata da una luce che illumina puntata solo su di essa per tutta la notte - ma di questo non ne sono convinta al 100%
- la bandiera deve essere arrotolata in modo cerimoniale e riposta in un luogo sicuro, non oltraggioso, e dev'essere sempre pulita e non rovinata
- la bandiera non deve toccare per terra sennò va bruciata per rispetto.
- la bandiera non va issata se piove o se c'è un motivo di lutto va messa a mezz'asta

 
La casa addobata per i festeggiamenti del 4 Luglio.
Vi dirò di più.

Volevamo aggiungere la bandiera della Califonia "quella con l'orso" accanto alla bandiera degli Stati Uniti, però risultava che sarebbe stata più grande..
e no, non va bene che la bandiera di uno Stato sia più grande della bandiera della Nazione, allora...
:-(







Ok, adesso abbiamo tenuto la bandiera della Cali.
Quella degli Stati Uniti era rovinata e un po' troppo "formale", non volevamo oltraggiare la nazione mancando a certe regole.
Sì perchè puntualmente la dimenticavamo fuori..

Ecco e per chi volesse capire tutto e di più, vi lascio il link di Wiki.

Sappiate che stanno già allestendo le case per Halloween 2014.
Ma questo non ha un codice!!

Have fun!

Alice

lunedì 26 maggio 2014

10 giorni a Sebastopol!

Tante cose da scrivere, poco tempo per descriverle.
Tanto tempo per il dovere, poco tempo per il piacere.
Ho pensato ad un breve post fotografico di questi 2 mesi in California.
:-)
Poi ho capito che era meglio dividerlo a tappe.
Ecco la prima tappa....appena arrivati non abbiamo iniziato subito con il lavoro e la nuova vita a Sonoma, ci siamo presi 10 giorni, che sono più che volati, e abbiamo affittato una casa in un paesino vicino, Sebastopol.
Penso che sarà dove vorrei passare la mia vecchiaia...un paesino poco turistico ma molto artistico.
Nessuno considera Sebastopol una meta, ma meriterebbe uno stop visto che ovunque si respire arte, ci sono quasi ogni sera concerti e il paese è pieno di gente sana. Che va a correre, che veste natural, è dove c'è il più bel Whole Food della Contea.
Ah, Whole Foods, un posto magico.

Viaggiare con cani..
Malò dento al suo trasportino.

Un pomeriggio a passeggiare

Una mattina a comprare il divano all'Ikea

Una delle ultime sere a Sebastopol :-(

A Sebastopol trovavamo installazioni ovunque lungo le strade.
Questo artista è bravissimo e recupera qualsiasi cosa, e da vita e forma agli oggetti

Il suo regno


 
Ok, è domenica pomeriggio,
aspettiamo ancora qualcuno che arriverà a breve.
E domani si celebrerà il Memorial Day, un giorno per ricordare tutte le persone morte nelle guerre per servire il paese.
Mi sembra giusto festeggiarle.
Alice 

domenica 11 maggio 2014

Cosa succede!

Da troppo non scrivo.
Conoscendomi continuerò a singhiozzo perchè NO, non ho proprio tempo per scrivere e dedicarmi al blog.
"ormai" è da un mese e mezzo che ci siamo trasferiti e da un mese e 5 gg è iniziato il nostro nuovo lavoro.
Anzi, scusate, oggi è il 10 Maggio, un mese e 10 giorni, dovevo scrivere.
Ma qui, giusto per ambientarmi e iniziare a ragionare Americano, la data l'ho impostata 5/10/2014 ...essendo abituata alla data italiana del mio vecchio laptop italiano, sono andata in confusione.
Già.
Vado spesso in confusione se lo volete sapere: nella data, e questo è grave perchè con le date ci lavoro,
con le misure perchè tra pound, inches, miles ecc.......no non ho ancora capito nulla...e questo è grave perchè non saprei come rimediare...sono molto lazy così ogni volta che un cliente mi chiede quante miglia dista un certo posto....elegantemente rispondo in minuti/ore/mezzore!!
un'altra cosa che mi confonde è lo spelling, insomma un po' tutte le basi americane, direbbe chi qui in America ci sta già da un po'....perchè a volte non mi viene automatico scrivere "ei", ovvero A e neanche "ai", ovvero I.
Soprattutto quando devo scrivere un indirizzo email e qui credetemi non c'è nulla di più difficile.......tipo ckj.flecheneky@hlessarievol.com ovviamente è una email inventata ma è molto verosimile a ciò che i miei clienti mi dettano.
Che altro dirvi che mi manda in confusione....beh a pensare bene non c'è molto altro, se non l'accento di certi clienti e il modo di dire le cose che farebbe rivoltare nella tomba la mia povera insegnante di inglese che tanto amava il sano radicato inglese...lo amava così tanto che ci insegnò certe parole che qui normalmente non si dicono quindi l'altro giorno Mr. P, ad esempio, ha dato l'appuntamento all'elettriciste "I'll see you @ half past nine" e lui non ha proprio capito na mazza!!!
Ahahaha....mi viene ancora da ridere.
Però devo pure ringraziarla la cara vecchia Pischedda perchè rivive ogni volta che ci vengono a trovare clienti inglesi dal Regno Unito. Parlano come dire europeo!!

Vi devo anche raccontare che qui sì, ci sono spesso europei, ma principalmente inglesi, svedesi, norvegesi e qualche francese. Per la prima volta ho ricevuto prenotazioni da italiani! Sì, non ne erano mai venuti gli altri anni, ma di questo ne parleremo. Ok, che ridere, praticamente siccome è evidente il mio accento italiano, quando mi dicono che sono europei e io dico che sono italiana, faccio la battuta "siamo quasi vicini di casa" tutti sorridono...eccetto chi? gli inglesi. Già. Perchè loro non hanno molto a che spartire con noi, secondo loro...e hanno ragione. Quindi ho democraticamente deciso di evitare questa "battutaccia"
Questa storia...potrebbe tranquillamente rientrare nella sezione speciale tipo: STORIE DI VITA ALBERGHIERA.
In fin dei conti, non è un albergo ma è molto simile qui...è la nostra casa ma siamo così votati al lavoro e non al punto croce che sì è molto simile ad un albergo.
Ok, penso di avervi raccontato qualcosina.
Ora vado.
Qui sono le 6:52 pm di sabato 10 Maggio e sono appena finite gli aperitivi.
Sì perchè noi aperitiviamo qui...le buone abitudini abbiamo cercato di mantenerle ;-)



Alice


Ps. No Cesar Millan non ci può aiutare, anzi incoraggia qualsiasi persona a non contattarlo per lezioni canine.... ecco, io e la Malò siamo spacciate!!